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mercoledý 19 dicembre 2018
francesco niccolini
E nonostante tutti gli sforzi creativi,
il passato potÚ essere tenuto a bada solo in maniera imperfetta.
[Rohinton Mistry, A Fine Balance]


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SEDICI ANNI DI FESTIVAL

Imagedi Francesco Niccolini

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Robert Kennedy, 1968

Ho iniziato a occuparmi di teatro ad Arezzo a fine anni Ottanta. Avevo ventiquattro anni e insieme a due amici decidemmo che volevamo fare un festival ma, dato che ad Arezzo c'era un solo teatro, il Petrarca, era privato (privatissimo direi), e molto costoso, decidemmo di inventarci un festival nei luoghi della città non teatrali, ma in teatri trasformabili. Abbiamo continuato per dieci anni, fino al 1999, poi ho chiuso con Arezzo e me ne sono andato. Non ho un carattere facile e faccio molta fatica a ragionare con sindaci, assessori e tutti coloro che da un parte ti cercano per fare progetti culturali e poi dall'altra ti mettono tutti i bastoni possibili tra le ruote per fartene passare la voglia.

ImageQuando nel 2000 ho abbandonato la città (e da allora prego di non indicarmi mai come “aretino”, al massimo toscano, ma meglio cittadino senza fissa dimora), mi è rimasto un solo legame con la terra dove sono nato, a parte i miei genitori e il mio dentista: il festival Europlà, che da sedici anni il comune di San Giovanni Valdarno e io difendiamo da ogni difficoltà, crisi economica e al tempo stesso anche dalla sua crescita eccessiva, che rischia di essere pericolosa quanto gli attacchi di Tremonti & co.

ImageEuroplà è forse la miglior sintesi della mia biografia teatrale: sedici anni in strada, senza teatro di proprietà e con una poetica da reinventare a ogni edizione, ogni serata e per ogni spettacolo, sempre alla ricerca del luogo giusto, dell'orario più adatto e della migliore relazione tra spettatore e artista, mai applicando la logica del festival ma della festa. Ovvero: nessuna ossessione per le prime nazionali, per rubare ai festival vicini esclusive e debutti, tentativo di creare rete con altri festival diretti da amici e non da bulimici/schizofrenici che cercano di prendere le compagnie per il collo pur di fare il massimo numero di spettacoli con la minor spesa possibile.

ImageRincorriamo altre cose fuori moda: il senso dell'ospitalità, il tentativo di offrire alle compagnie la miglior accoglienza tecnica possibile, e pagamenti rapidissimi. Insomma tutto il possibile perché le compagnie tornino a casa dicendo: ma che bravi questi sangiovannesi. Il tutto con l'obiettivo che i quasi ventimila spettatori annuali vadano a casa sperando che Europlà ritorni presto. E tutto questo realizzato con un manipolo di collaboratori eccellenti, funzionari comunali, vigili urbani, un direttore tecnico che ci invidia anche la Scala, una grandissima fotografa e una consapevolezza: i soldi del comune di San Giovanni devono essere spesi bene, in nome dell'arte di strada e della massima soddisfazione del pubblico, senza mai retrocedere dalla più autentica identità del festival, che non si è mai piegato ai nomi televisivi, alle star da baraccone mediatico o alla trasformazione del teatro in sagra, al punto da rinunciare alla vetrina off del festival pur di non ospitare compagnie di cui non siamo più che convinti.

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Per mia fortuna in tutti questi anni a San Giovanni Valdarno ci sono stati assessori innamorati di Europlà, che non hanno mai interpretato la festa come un noioso obbligo burocratico. Per questo resistiamo, il pubblico aumenta, e non rinunciamo alla poesia della strada e al divertimento: nuovo circo, malabarismo, fuoco, danza, equilibrismo, spettacoli verticali, funamboli, musica. Personalmente sarei felice di poter fare un ulteriore salto di qualità, offrendo occasioni formative per attori e musicisti, offrendo tetti cucine e teatri per artisti che più che mai in questi anni di tempesta e violenza sono abbandonati, e – peggio – trattati come un peso e un problema: perché sono assolutamente convinto che la civiltà di un popolo e la sua felicità passino anche per serate serene e felici come quelle di Europlà.

Francesco Niccolini

 
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