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venerdì 22 novembre 2019
francesco niccolini
E nonostante tutti gli sforzi creativi,
il passato poté essere tenuto a bada solo in maniera imperfetta.
[Rohinton Mistry, A Fine Balance]


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Secondo anno di tournée per

ImageDopo il Silenzio                                 

tratto dal libro di Pietro Grasso "Liberi tutti"

di Francesco Niccolini e Margherita Rubino

con Sebastiano Lo Monaco,

Mariangela D'Abbraccio,

Turi Moricca

regia di Alessio Pizzech

una produzione SiciliaTeatro

DEBUTTO
5-6-7 Luglio 2013,
Teatro San Nicolò - Spoleto

 

Primi appunti di lavoro

di Alessio Pizzech

Dopo la significativa esperienza di Per non Morire di mafia, che dopo il fortunato battesimo Spoletino è stato presente sui palcoscenici italiani per due stagioni, vede la vita al Festival di Spoleto 2013 Dopo il Silenzio. Una nuova avventura teatrale, questa, una scrittura autonoma che vede la collaborazione tra una figura come Pietro Grasso ed uno dei più interessanti drammaturghi italiani, Francesco Niccolini. Un testo questo che vede la luce, per giunta, in uno scenario politico e e sociale, rispetto a due anni fa, sempre più costantemente disorientante in cui con una velocità sorprendente tutto è divorato : dai contenuti culturali, fino alle informazioni di carattere scientifico e tecnologico.

A fronte di tanta velocità massmediatica, di tanto urlo, di tanto disagio emotivo e materiale che travolge i cittadini di questo nostro amato e ferito paese, il teatro può essere sempre di più portatore di storie, creando le condizioni per conoscere e quindi per poter decidere sul proprio destino sociale e privato. In Dopo il Silenzio la parola teatrale diventa strumento di indagine della Storia di un paese, l’Italia, che coincide, si scontra talora, diverge e poi trova punti di contatto con la storia della mafia con i suoi addentellati politico / economici, con il suo ribaltamento di valori che si è unito ad un imbarbarimento dei costumi e della vita pubblica.La scrittura di Grasso e la drammaturgia di Niccolini ci proiettano in una necessità comunicativa che solleciti, incuriosisca e ponga lo spettatore in un’attenzione profonda verso l’esperienza umana con tutte le sue contraddizioni e con quella necessaria capacità di comprensione e sospensione del giudizio.Il teatro da sempre fonte di salvezza spirituale e specchio della collettività, ci consente di viaggiare fra le immagini, i ricordi, i frammenti di un intero che si è spezzato tra intimidazioni, bombe, morte portata nelle pubbliche piazze.

Le generazioni ed il dialogo tra esse, diventa l’asse attorno a cui ruota la scrittura scenica di Dopo il Silenzio. Il dovere che Pietro Grasso si dà è quello di passare la storia, di farla conoscere ai giovani. L’immagine è quella di un Silenzio che parli, opposto ad un silenzio omertoso che vogliamo cancellare e costruire su quel “Dopo” il nostro futuro. Un dialogo acceso e vibrante quindi questo spettacolo, che mette di fronte due generazioni, due punti di vista totalmente opposti del leggere la vita. In un luogo dell’attesa, in un purgatorio dell’anima, in una condizione fuori dal tempo e dallo spazio dove fa breccia la grande storia con i suo eventi, i destini di questo giovane e dell’uomo si incontrano per fare i conti con la propria coscienza. Sul limitare di un tempo che sta scadendo il giovane e l’uomo fanno un viaggio interiore che vuole essere una consapevole ridiscussione dei motivi della propria vita delle scelte più o meno eticamente vissute.

In quel luogo, come se da sempre fosse lì, un uomo pubblico, che da sempre ha combattuto per le sue idee, per la giustizia, che ha attraversato la storia d’Italia degli ultimi trent’anni e più, con le sue delusioni e sconfitte ma anche speranze e vittorie, attende che quel giovane arrivi. Un uomo che porta con sé la storia, la drammatica storia di questa seconda repubblica, un uomo con le sue scelte sempre coraggiosamente ed onestamente affrontate con altrettanta coerenza affronta il giovane che domanda, pretende e giudica. Un giovane che non conosce quella storia se non attraverso la televisione. Un giovane che ha venduto sé stesso e la propria libertà.Tra quei due uomini di età ed esperienza diverse, si crea progressivamente una comprensione, un abbraccio ideale, un ricongiungersi etico e morale che possa fondare simbolicamente una Nazione più civile, capace di una rivolta morale.

Davanti alla sacralità della morte, al limite che anche l’antica tragedia greca segnava come punto di svolta e trasformazione dell’uomo, la pietas reciproca trova un gesto con cui realizzarsi e quella dimensione etica dell’azione politica diventa comprensione dell’altro, ascolto dell’altro e atto concreto. Quel ragazzo e quell’uomo sono due facce di noi : la coscienza del degrado, la percezione della radice profonda di esso di cui la Mafia è solo la punta più immediatamente leggibile e dall’altra parte troviamo l’incoscienza del non sapere, del non voler capire e del non voler leggere la realtà che ci circonda con occhi nuovi.

Tra quei due uomini, in quello spazio metafisico della memoria, in quella sorta di archivio della mente, fatto di volti, nomi, luoghi, c’è una donna, un pensiero al femminile che pone la speranza della trasformazione e che impone la conoscenza ed il sapere come strade verso il futuro. L’emergere di una figura di donna che si pone accanto all’uomo come educatrice, eticamente rivolta verso il giovane, mi pare il dato importante di questo nuovo racconto teatrale. In questo testo si vuole quindi parlare di una Storia collettiva di uomini ma anche di donne che hanno vissuto con naturalezza scelte importanti, che hanno portato lutti profondi ma che con quella capacità di accoglienza che porta con sé il femminile, hanno superato prove importanti e decisive. Insomma quella donna agisce lo svolgersi del dialogo tra i due e quando interviene è per portare un “vento” che apra le finestre, spalanchi le porte per far emergere una verità, un onestà che c’è in ogni azione che possa salvare un giovane! Quella donna incarna il futuro, la possibilità di una trasformazione, una nuova alba possibile per la città distrutta e dilaniata. Quella donna oppone alla cultura del sangue, la cultura dell’amore e come le antiche Troiane difende quei valori familiari depositati nel segreto dell’esperienza matrimoniale. Quell’uomo e quella donna, con accanto a sé il giovane, con i loro volti sfiorati dal vento, possono così finalmente celebrare coloro che non ci sono più, coloro che hanno dato la vita per difendere e costruire la democrazia e sulla terra così inginocchiarsi e sentire il calore del sole.

 

scene Giacomo Tringali
costumi Cristina Da Rold
musiche Dario Arcidiacono

luci Luigi Ascione
interventi
video Giacomo Verde

canti originali Carlo Muratoricoro Discantus
diretto dal Maestro Salvo Sampieri
aiuto regia Vincenzo Borrino

foto di scena Tommaso Le Pera

 

organizzazione:
Santi Lo Monaco, cellulare 339 852 9389, e-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo


 
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