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mercoledý 19 dicembre 2018
francesco niccolini
E nonostante tutti gli sforzi creativi,
il passato potÚ essere tenuto a bada solo in maniera imperfetta.
[Rohinton Mistry, A Fine Balance]


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A lecce debutta la "Bisbetica"

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traduzione e adattamento Francesco Niccolini
regia Tonio De Nitto
con Dario Cadei, Ippolito Chiarello, Angela De Gaetano, Franco Ferrante, Antonio Guadalupi, Filippo Paolasini, Luca Pastore, Fabio Tinella
musiche di Paolo Coletta

una produzione Factory Compagnia Transadriatica

dal 24 marzo al Teatro Paisiello, Lecce
e dal 13 al 17 maggio a Roma, Teatro India

Non aprite quella porta

di Francesco Niccolini

Alcuni personaggi di Shakespeare non hanno perso nulla della loro bellezza. Altri invece qualche segno di invecchiamento lo presentano. Fra questi, c'è Caterina della Bisbetica domata. È un personaggio ambiguo e questo lo rende affascinante: lo puoi leggere in modi diversi. Ma nella sua vicenda tutti i protagonisti sono ambigui e macchiati da colpe, come nella Verona di Montecchi e Capuleti. Solo che qui è tutto meno evidente, meno colorito, e non ci sono morti. Al massimo lividi, ma ben nascosti.

In una società profondamente maschilista, una Caterina addomesticata era un bel personaggio comico: intrecciare una storia di travestimenti passioni ed equivoci come quella di Bianca e Lucenzio con quella di Petruccio e Caterina, fatta di ceffoni e doppi sensi all'inizio e botte alla fine, faceva della Bisbetica una edificante commedia a lieto fine.

Solo che non è edificante e non è a lieto fine. Se la sua fosse una fiaba, Caterina si innamorerebbe di Petruccio e Petruccio di Caterina, mentre Battista, il padre della sventurata, avrebbe parole di premura e commozione verso le figlie che vanno in sposa. Invece Battista fa un'asta per il pezzo prezioso (Bianca) e una svendita per lo scarto recalcitrante (Caterina): qui nessuno si innamora e commozione non ce n'è nemmeno in fondo al barile. Questo è un ritratto spietato dei ricchi, che sono ricchi perché fanno sempre e solo la scelta più giusta rispetto al patrimonio. E guai a chi si sottrae al calcolo. È il destino tragico di Caterina. È antipatica, manesca, sboccata, qualcuno dice pure pazza.

Allora, io e Tonio De Nitto decidiamo di stare dalla parte di Caterina. Anche se è antipatica e manesca. Ma divertente, e un po' infantile. La scena chiave è quando Caterina lega la sorella e la picchia per farle dire chi è l'uomo che vorrebbe sposare: adolescenziale, svalvolata e romantica Caterina, altro che bisbetica. Sogna un mondo in cui ci si sposa per amore e non come una vacca data per la monta del padre padrone. E lo dice!, ci prova, urla la sua rabbia contro il padre magnaccia, e pure contro la sorella che non reagisce. Ingenua Caterina! Sua sorella ha capito tutto, ha compreso che può diventare burattinaia ma solo se finge di stare alle regole del gioco. Caterina vorrebbe riscrivere le regole, dire di no al padre e allo sposo canaglia, e gliela fanno pagare. Come a Giulietta. Ma qui siamo all'opposto della tragedia di Verona: là un grande amore, qui un disamore enorme.

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L'umiliazione di Caterina è totale, la violenza che subisce disgustosa e pianificata fin dalla prima battuta di Petruccio: lui punta solo alla ricchezza della famiglia e sa come fare a piegarla, con le buone o con le cattive. E tutto il tempo della commedia (commedia?) serve perché lui applichi il piano. Gli serve tempo, e Shakespeare ne offre parecchio all'intreccio comico di Bianca e dei suoi spasimanti. Da un lato della scena si ride, ci si traveste, ci si manda baci e dichiarazione d'amore, dall'altro si esercita la violenza a livelli da incubo: Caterina non può mangiare né dormire, i vestiti le vengono strappati di dosso, la luna diventa il sole e gli uomini scambiati per donne.

Ma il peggio accade quando la porta si chiude e noi non vediamo né sentiamo più. E qui non arriva nessun principe azzurro che ti salva. Caterina piega la testa, ridotta peggio di un cagnolino: di Caterina, quella ragazza tutto pepe e rivolta, che sognava di innamorarsi, non c'è più traccia. Obbligata all'umiliazione totale, tutti le voltano le spalle: cosa la attende tra le mura di casa, è solo un problema suo. Noi qui, dall'altro lato della scena, possiamo fingere di essere felici.

 
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