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sabato 18 novembre 2017
francesco niccolini
E nonostante tutti gli sforzi creativi,
il passato poté essere tenuto a bada solo in maniera imperfetta.
[Rohinton Mistry, A Fine Balance]


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Il 23 settembre in diretta su RadioTre da Matera

GRAMSCI

Antonio detto Nino

Image 

di Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno
con Fabrizio Saccomanno

consulenza scientifica Maria Luisa Righi, Fondazione Gramsci

per il podcast clicca qui

con la collaborazione di Carcere di Turi (Bari), Festival Collinarea (Lari), L'arboreto - Teatro Dimora di Mondaino, I cantieri dell'Immaginario - L'Aquila, Thalassia - Residenza Memoria migrante di Mesagne

distribuzione Thalassia

 

«...ero un combattente che non ha avuto fortuna nella lotta immediata, e i combattenti non possono e non devono essere compianti, quando essi hanno lottato non perché costretti, ma perché così hanno essi stessi voluto consapevolmente» - Antonio Gramsci

Gobbo. Alto meno di un metro e cinquanta. Una bara sotto il letto. Appeso a una trave nel tentativo di raddrizzarlo. Denutrito. Sempre al freddo. Il primo cappotto quasi a trent'anni. Dieci anni in carcere. Cinque giorni di libertà prima di morire. Gramsci racconta frammenti della vita di uno degli uomini più preziosi del Novecento.

Vita assolutamente privata: sullo sfondo, e solo sullo sfondo, il tormentoso rapporto con il PCI e l'internazionale socialista, le incomprensioni con Togliatti e Stalin. E l'ombra di Benito Mussolini. In primo piano invece la feroce sofferenza di un uomo che il fascismo vuole spezzare scientificamente, che vive una disperata solitudine, e in dieci anni di prigionia, giorno dopo giorno, si spegne nel dolore e nell'assenza delle persone che ama: la moglie Julka, i figli Delio e Giuliano. Il primo lo ha visto piccolissimo, il secondo non lo ha nemmeno mai conosciuto.

Proprio le bellissime lettere del riccio, sono state il punto di partenza: queste tenerissime epistole per i due bimbi, ai quali Gramsci scrive senza mai nominare il carcere e la sua condizioni fisica e psichica, dando il meglio di sé come uomo genitore e pedagogo. Ma accanto a queste, le lettere di un figlio devoto a una madre anziana che lo aspetta in Sardegna e non capisce. Le lettere di un fratello. Di un marito. Il corpus delle lettere di Antonio Gramsci ai familiari è un capolavoro di umanità, etica, onestà spirituale e sofferenza, un romanzo nel romanzo, che apre a pensieri, dubbi, misteri che raccontare in teatro è avventura sorprendente.

 
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