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venerdì 22 novembre 2019
francesco niccolini
E nonostante tutti gli sforzi creativi,
il passato poté essere tenuto a bada solo in maniera imperfetta.
[Rohinton Mistry, A Fine Balance]


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La storia d’amore di André e Dorine

IL GIARDINO DELLE MAGIE

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a mio padre

di Francesco Niccolini
con Luigi D'Elia
regia Roberto Aldorasi e Francesco Niccolini
oggetti, scena e costumi Luigi D'Elia
luci Paolo Mongelli

una produzione Thalassia - Residenza Teatrale di Mesagne
con la collaborazione del festival Montagne Racconta, Montagne (TN)
distribuzione INTI

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In un grande giardino pieno di alberi e fiori, un vecchio sta infornando il pane. Si chiama André. È sporco di farina e sorride. Un bambino lo guarda. Il suo nome è Nicolas. Sono vicini di casa, André e Nicolas, una vecchia casa di pietra con il tetto spiovente per la neve. André è il migliore amico di Nicolas. Da grande vorrebbe essere esattamente come lui, vecchio e sorridente. André vive con Dorine. Si amano e vivono insieme da una vita. A casa di Nicolas invece sembra che la felicità sia volata via e il giardino di André è il suo rifugio, ci passerebbe un sacco di tempo perché il pane, burro e marmellata che prepara André è buonissimo, perché l’orto di André nasconde meraviglie, perché in quel giardino il silenzio è pieno di vento e porta i ricordi di una lunga storia d’amore, perché anche se Dorine è molto malata, in quel giardino regna la pace e André è un mago che conosce mille trucchi per far tornare il sorriso.

André e Dorine sono due personaggi esistiti realmente. Lui era André Gorz, lei Dorine Kahn, sua moglie. Lui è stato uno dei massimi rappresentanti della cultura parigina: braccio destro di Jean-Paul Sartre, giornalista economico de “l'Express”, scrittore, massimo esponente del marxismo esistenzialista prima e poi del neonato movimento ecologista, uno dei padri di quello che poi si sarebbe chiamato movimento per la decrescita felice. Quando sua moglie Dorine si ammala di una grave malattia, abbandona Parigi: i due passano gli ultimi decenni della loro vita in campagna, piantando alberi e curando il loro amore.
Da questo giardino lui scrive e pubblica “Lettera a D.”, un piccolo libro che diventerà una delle più belle lettere d’amore di tutti i tempi.
Dopo 58 anni di matrimonio, quando capiscono che per Dorine non c’è più nulla da fare, si tolgono la vita insieme, nel 2007. O forse si fanno solo dono di un’altra vita ancora. Un’altra vita insieme.
Ma questo Nicolas non lo saprà mai.


Recensioni e note critiche

L'opportunità per il pubblico di prendersi un momento per sé
e sentire con tutti i sensi


«...è una narrazione dalle grandi aspirazioni: parlare d'amore e di felicità. Non è semplice. Si tratta di temi talmente delicati che il passo verso la banalizzazione è breve E forse avrebbe corso questo rischio anche lo spettacolo di Luigi D'Elia tratto dal romanzo “Lettera a D. Storia di un amore” di André Gorz (come i precedenti scritti da Francesco Niccolini che ne cura la regia con Roberto Aldorasi), se non ne fosse emersa la verità degli intenti, la necessità del raccontare. In scena c'è del basilico, del timo, della menta e molte altre piante, e del pane che cuoce lentamente in un fornetto. L'aria è intrisa di odori che già stimolano ricordi e sensazioni molto intime, e vedere in scena un vero giardino ci riporta a qualcosa di familiare. Senza pensarci troppo sentiamo che quella storia ci appartiene, prima ancora che Luigi D'Elia, con la sua consueta narrazione lenta e dolce come la cura, pronunci la prima parola. I toni pacati e non troppo differenziati ritmicamente ci permettono, però, di gustare una delicatezza alla quale siamo disabituati, perché ci parla della necessità di soffermarsi sulle cose essenziali della vita. Nicolas dice sempre di voler diventare come il suo vicino di casa André, vecchio e sorridente. Allora va a trovarlo ogni giorno, lo guarda prendersi cura del suo orto. Nicolas ha bisogno della serenità di quel giardino, perché in casa sua non c'è, e la cerca in un uomo che, però, paradossalmente, soffre moltissimo intimamente.
La moglie è molto malata e André racconta al bambino la loro lunga storia d'amore, ma non perché viva di ricordi, anzi, si tratta piuttosto di un passaggio di testimone, quello dell'esercizio alla felicità. Sorridi Nicolas, sorridi sempre, gli dice. D'Elia chiama un bambino dal pubblico e, dopo avergli offerto una brocca di latte con dei bicchieri, lo guida in un gioco di travasi per cercare di dimostrare che più felicità si dona, più se ne riceve. E allora quale sia la vera ricchezza per un uomo lo intuiamo, se mai l'avessimo dimenticato. E ce lo ricorda anche l'odore del pane, che ormai è pronto. Al di là di ogni nota tecnica, ciò che rende prezioso questo spettacolo è l'opportunità che da al pubblico di prendersi un momento per sé e sentire con tutti sensi, emozionarsi, ricordarsi da dove viene e dove ritornerà, ma intanto, nel mezzo, c'è tutta una vita da respirare. Nicolas, sperimentando la sofferenza di una perdita, mai esplicitata, ma poeticamente resa nel finale, comprende l'amore a partire da quello che gli è stato donato».

Nicola Viesti (EOLO | Rivista online di Teatro Ragazzi)

 

Età consigliata: dai 7 anni
Durata: uno spettacolo che dura quanto il tempo che serve a infornare il pane e cuocerlo.

per il video promo dello spettacolo clicca qui 

Distribuzione
Francesca Vetrano Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo | tel. 340 0552780
 
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