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domenica 19 gennaio 2020
francesco niccolini
E nonostante tutti gli sforzi creativi,
il passato poté essere tenuto a bada solo in maniera imperfetta.
[Rohinton Mistry, A Fine Balance]


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MANGIADISK
di Francesco Niccolini
regia Enzo Toma
con Silvia Ricciardelli
e con Angela De Gaetano, Carlo Durante
una produzione Cantieri Teatrali Koreja

«Tutti i bimbi come me
Hanno qualche cosa che
Di terror li fa tremare
E non sanno che cos’è...
                                       ...quella casa bianca che...»


Come è facile invecchiare male. Si invecchia cupi, rapiti dal lavoro e dai cattivi pensieri, troppo seri, senza dedicare il tempo necessario a sé e alle persone amate. Spesso succede già quando diventi adulto.
Poi un giorno accade che ti dicano che tua nonna sta diventando tanto vecchia, troppo vecchia e che se non ti sbrighi a tornare da lei forse non la vedrai più. E allora può accadere anche di rimettere piede nella vecchia casa dei nonni, la casa delle vacanze.
Questo succede a due fratelli, maschio e femmina, che tornano in quella vecchia casa solo perché la madre, preoccupata della salute della nonna, li obbliga ad andare. No, non è una versione rivista e corretta di “Cappuccetto rosso”. Qui c’entra un’altra fiaba e un oggetto magico: un mangiadischi e “Hansel e Gretel”, la fiaba preferita dei due ex adolescenti. E proprio nella casa della nonna, con il mangiadischi abbandonato lì, la vecchia storia di “Hansel e Gretel” torna ad attraversare le loro vite, anzi la loro notte. Così capita di riscoprire tante cose: prima di tutto che quella fiaba, insieme ai rumori, al buio, alle parole, al vento e a questa strana nonnina, fa ancora paura. Non solo: messi in moto i ricordi, finalmente si esorcizzano i cattivi pensieri che ti hanno accompagnato quando eri piccolo e la nonna, nell’ultima notte prima di andarsene, si trasforma in un autentico ‘aiutante magico’, in grado di lasciare in eredità ai due nipoti beni preziosi, molto preziosi.

“Mangiadisk” è uno spettacolo sulla paura, sugli equivoci, la voglia di giocare e sulla fine dell’infanzia, ma soprattuto su quello che – con un po’ di cuore – si può salvare da quel feroce ‘diventare grandi’ che talvolta è molto peggio del naturale ‘invecchiare’.

www.teatrokoreja.com  
 
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