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mercoledì 19 dicembre 2018
francesco niccolini
E nonostante tutti gli sforzi creativi,
il passato poté essere tenuto a bada solo in maniera imperfetta.
[Rohinton Mistry, A Fine Balance]


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RESISTENTI leva militare ‘926
un racconto di Francesco Niccolini e Roberta Biagiarelli
con Roberta Biagiarelli

consulenza storica di Franco Sprega
con la collaborazione di Marina Basso e Alessandro Pigazzini

una produzione Fiorenzuola Teatro e Babelia


«Questo è un racconto da fare in dialetto, un dialetto grasso e sorridente, perché è una storia contadina, vino rosso e unghie sporche. Ma il dialetto io l’ho dimenticato.
Questo è un racconto da scrivere in versi perché narra di gesta, cavalieri armi e pochi amori, di uomini e donne che tutto diedero e nulla ebbero in cambio. Ma per la poesia non c’è più tempo.
Avrei voluto che questo fosse il racconto di tutti coloro che la vita persero in quella guerra feroce e senza senso. Ma di fantasmi è già pieno il teatro e oggi voglio ricordare i vivi e ciò che di loro ancora resta, in vecchie case vuote e solitarie.
Questo è il racconto di un inverno senza precedenti, molti anni lungo, e di una via – Emilia, la volle il romano imperatore –, di un borgo il cui nome suona come fiore incerto, e di valli fiumi montagne, belle e aspre, che nascosero al mondo quel piccolo popolo di resistenti. Un popolo decimato che dovette combattere la più tragica guerra dei bottoni che la nostra terra ricorda. In questa terra cercai le tracce di uomini e donne, adulti che diedero la vita per libertà e salvezza, ma vi ho trovato solo i volti di adolescenti che non sono più, e forse non ci sono mai stati, sfioriti prima del tempo, generati nella stagione dell’odio e della follia, ghiacciati nella neve.»
 
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