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martedì 12 novembre 2019
francesco niccolini
E nonostante tutti gli sforzi creativi,
il passato poté essere tenuto a bada solo in maniera imperfetta.
[Rohinton Mistry, A Fine Balance]


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BARTLEBY | In tournée dal febbraio 2020

Bartleby  lo scrivano

di Francesco Niccolini
molto liberamente ispirato al romanzo di Herman Melville
regia di Emanuele Gamba

con Leo Gullotta
Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Andrea Costagli, Lucia Socci e Giuliana Colzi

prima assoluta 9-10 luglio 2019, Teatro Sannazzaro, Napoli Festival

Image 

scenografie
Sergio Mariotti

costumi
Giuliana Colzi

luci
Marco Messeri

una produzione
Arca Azzurra Teatro

 

 

 

«Chi non ha mai fallito in qualche campo,
quell’uomo non può essere grande.
Il fallimento è la vera prova della grandezza»

Herman Melville

Un ufficio. A Wall Street o in qualunque altra parte del mondo, poco cambia. È una giornata qualunque nello studio di un avvocato, un uomo buono, gentile, così anonimo che non ne conosciamo nemmeno il nome.
Ogni giorno scorre identico, noioso e paziente, secondo le regole di un moto perpetuo beatamente burocratico, ovvero: meccanico e insensato. L'ufficio è spoglio, le pareti alte e grigie. Anche le finestre sono alte e irraggiungibili.
Tutto si ripete come in uno di quei orologi per turisti che si trovano nelle piazze della città antiche: il tempo viene scandito da un balletto senza senso, ma soprattutto senza inizio e senza fine.

In questo ufficio popolato da una curiosa umanità – due impiegati che si odiano fra di loro e cercano di rubarsi l'un l'altro preziosi centimetri della scrivania che condividono, una segretaria civettuola che si fa corteggiare a turno da entrambi ma che spasima per il datore di lavoro, e una donna delle pulizie molto attiva e fin troppo invadente – un giorno, viene assunto un nuovo scrivano.
Ed è come se in quell'ufficio sempre uguale a se stesso da chissà quanto tempo, fosse entrato un vento inatteso, che manda all'aria il senso normale delle cose, e della vita. Eppure, è un uomo da nulla: «...rivedo ancora quella figura – scialba nella sua dignità, pietosa nella sua rispettabilità, incurabilmente perduta».Bartleby si chiama, e fa lo scrivano. Copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché un po' di sabbia finisce nell'ingranaggio e tutto si blocca. Senza una ragione. Senza un perché.
Un giorno Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta, dalla più semplice alla più normale in ambito lavorativo, con una frase che è rimasta nella storia: “Avrei preferenza di no”.
Solo quattro parole, dette sottovoce, senza violenza e senza senso, ma tanto basta. Un gentile rifiuto che paralizza il lavoro e la logica: una sorta di inattesa turbolenza atmosferica che sconvolge tanto l'ufficio che la vita intima del datore di lavoro.

Da quel momento Bartleby si spegne: sta inerte alla scrivania, poi in piedi per ore a guardare verso la finestra: smette di uscire durante le pause, non beve, non mangia, arriverà a dormire di nascosto nell'ufficio, preoccupando (prima, e impietosendo poi) il suo principale che non riesce a farsi una ragione di quel comportamento.
Il fatto è che Bartleby, semplicemente, ha deciso di negarsi.
Perché? Quando lo scopriremo, sarà troppo tardi.

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