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domenica 20 ottobre 2019
francesco niccolini
E nonostante tutti gli sforzi creativi,
il passato poté essere tenuto a bada solo in maniera imperfetta.
[Rohinton Mistry, A Fine Balance]


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Piovono premi

Estate di premi: Francesco Niccolini ha vinto il Premio Silone 2019 con l'adattamento di "Fontamara", mentre "Zanna Bianca" vince Festebà e Alessio Boni con il "Don Chisciotte" vince il premio Persefone come migliore attore protagonista. "Alfonsina panciavuota" e "Fontamara" vincono il primo e il secondo premio al Premio Museo Cervi - Teatro per la Memoria. A Procida la graphic novel "Aspettando il vento" ha vinto il premio "Il mondo salvato dai ragazzini"

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Piovono premi sui testi di Francesco Niccolini. L'ultimo in ordine di tempo il premio Persefone per Alessio Boni come miglior attore protagonista del "Don Chisciotte" scritto da Niccolini e appena pubblicato. A giugno invece era stata la graphic novel "Aspettando il vento" (scritta con Luigi D'Elia e illustrata da Simone Cortesi) a vincere il premio Il mondo salvato dai ragazzini a Procida.

A fine luglio invece si è svolta a Casa Cervi (Gattatico, RE), nell’ambito della Festa della Pastasciutta Antifascista, la Premiazione del Premio Museo Cervi-Teatro per la Memoria 2019 che va a concludere la 18^ edizione del Festival Teatrale di Resistenza, rassegna di teatro civile contemporaneo, ideata e promossa da Istituto Alcide Cervi insieme a Cooperativa Boorea. La Giuria, presieduta da Maurizio Bercini (regista) e composta da Roberta Biagiarelli (autrice, attrice, regista), Stefano Campani (Boorea), Maddalena Massafra (Fondazione A.Toscanini), Damiano Pignedoli (critico teatrale), ha decretato i vincitori di questa edizione. Entrambi gli spettacoli vincitori hanno la drammaturgia di Francesco Niccolini: il primo nato al laboratorio di Narrazione MontagneRacconta e frutto dell'antica amicizia con Fabio Marceddu, il secondo dal fortunato, recentissimo incontro tra il drammaturgo toscano e i bravissimi attori del Teatro Lanciavicchio di Avezzano.

Il primo Premio Museo Cervi - Teatro per la Memoria 2019 va allo spettacolo Alfonsina Panciavuota della compagnia sarda Teatrodallarmadio, scritto e interpretato da Fabio Marceddu, collaborazione drammaturgica Francesco Niccolini, ideazione scenica e regia Antonello Murgia. Questa la motivazione:

«Una favola nera di riscatto, scritta e interpretata da Fabio Marceddu con cura artigianale, lavorando per sottrazione la propria recitazione vibrante che tocca e commuove nel risuonare solitario di più voci e figure. Una creazione incardinata nella finissima regia di Antonello Murgia che disegna l’itinerario iniziatico e liberatorio di una donna povera, venduta a soli dieci anni d’età a una famiglia di proprietari minerari: detentori di un potere oppressivo e violento nella Sardegna del secondo dopoguerra del secolo scorso. Un’opera capace di restituire il nodo di storie di una generazione di madri e donne non solo sarde, ma di ogni luogo e tempo dove c’è un’Alfonsina Panciavuota affamata di equanime rispetto, giustizia e amorevole dignità contro le tracotanze dei potenti.»

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Il secondo Premio va allo spettacolo Fontamara della compagnia Teatro Lanciavicchio, in coproduzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo, dal noto romanzo di Ignazio Silone, adattamento e drammaturgia Francesco Niccolini, con Angie Cabrera, Stefania Evandro, Alberto Santucci, Rita Scognamiglio, Giacomo Vallozza, regia Antonio Silvagni. Questa la motivazione:

«Lungo un tragitto di drammaturgica linearità, prende corpo e polifonia di voci l’epica popolaresca dei «cafoni» dell’arretrata Marsica abruzzese, ritratti dalla penna di Ignazio Silone durante gli anni dispotici del fascismo. La regia compone una cerimonia ieratica che evoca un quartetto nerovestito di testimoni, sempre seduti davanti a una vuota schiera di sedie e accanto a uno dei figli sopravvissuti a quella terra martoriata da sfruttatori collusi con il potere fascista. Convincono le sporcature dialettali inferte dai quattro attori al testo e la loro coesione, che crea maggiore empatia verso gli spettatori. Apprezzabile pure il riferimento all’attualità, anche se non pienamente riuscito né sviluppato, grazie alla presenza del figlio superstite dal colore della pelle che richiama quello di altri sfruttati: i migranti di oggi, cioè, provenienti da altre terre così lontane eppure sempre così vicine.»

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