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mercoledý 19 dicembre 2018
francesco niccolini
E nonostante tutti gli sforzi creativi,
il passato potÚ essere tenuto a bada solo in maniera imperfetta.
[Rohinton Mistry, A Fine Balance]


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PARLAMENTO CHIMICO
storie di plastica
testi composti da Francesco Niccolini e Marco Paolini
con Marco Paolini

assistenza tecnica Marco Busetto

organizzazione e distribuzione Michela Signori

produzione JOLEFILM con la collaborazione di Armunia Festival Costa degli Etruschi

 

Porto Marghera: nascita, sviluppo, ascesa, crisi e morte del capitalismo italiano.
Ottanta anni, perché questa storia inizia nel 1917: mentre gli Italiani crollano a Caporetto, il conte Volpi di Misurata riesce ad ottenere i permessi per costruire il nuovo porto di Venezia, a Marghera appunto, sognando di rinnovare lo splendore dell’antica Venezia grazie alla nuova città, futurista, solo industrie, ciminiere e velocità.

In 40 anni Porto Marghera - avvalendosi di leggi fatte ad hoc, complicità, giochi di potere ed una buona dose di intelligenza mista ad incoscienza - diventa un grande polo industriale dove dal dopoguerra con l’istallazione degli impianti petrolchimici si sviluppano le più avanzate produzioni della chimica italiana.

Oggi i principali protagonisti di quella storia sono tutti morti o all’estero: saltati per aria, suicidati, sotto processo o morti di cancro.
Oggi Montedison ed Enichem, i fiori all'occhiello della storia dell’industria chimica italiana, vivono nell’aula bunker di Mestre un processo che rischia di essere epocale, perché deve assolvere o punire la colpa di strage e disastro ambientale, obbligando a fare quello che su questa scala non è mai successo: risarcire il danno e risanare l’intera Laguna.Una Laguna che la lungimiranza della Serenissima Repubblica ha preservato per secoli, facendo prevalere sempre il senso del bene comune contro il bene del singolo, ma che un solo secolo di ingordigia ha trasformato in una palude semi-interrata, dove le maree non riescono più ad alternarsi naturalmente e dove i pesci portano dentro di sé i segni del tempo: cloro, mercurio, fosfati, piombo, alluminio, diossine, e altre sostanze tossiche.

Ma quelle migliaia di operai e di famiglie che da ottant’anni guardano con fierezza ed orgoglio a quella fonte di lavoro, emersa dalle acque come Venere, ma più indispensabile di ogni dea della bellezza? come difendere il lavoro e salvare polmoni e fegato? come non spremere fino in fondo quello che un tempo fu il più prezioso dei beni della collettività? e chi lo deve decidere, amministratori delegati azionari di maggioranza nuove holding merchant bank e bamboline russe che giocano a nascondino con i nomi e con i debiti?

Può il teatro raccontare questa storia?
Tre anni di ricerche, un laboratorio permanente aperto ad ingegneri, chimici, esperti di finanza, giornalisti, sociologi, scrittori, storici. Fra di essi Gianfranco Bettin, prosindaco di Mestre e scrittore, Daniele Del Giudice, scrittore veneziano, Paolo Rabitti, perito del Pubblico Ministero Felice Casson nel processo contro Enichem e Montedison, ingegnere ed urbanista. E un narratore, Marco Paolini, alla ricerca di forme possibili per questo racconto lungo un secolo.

 
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