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mercoledý 19 dicembre 2018
francesco niccolini
E nonostante tutti gli sforzi creativi,
il passato potÚ essere tenuto a bada solo in maniera imperfetta.
[Rohinton Mistry, A Fine Balance]


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4 NOVEMBRE '66
La guerra grande dell'Arno
di Francesco Niccolini
oratorio per Firenze letto e interpretato da
Sandro Lombardi, Anna Meacci, Marco Paolini

musiche eseguite dal vivo da Quartetto Toscano
immagini a cura di Riccardo Sottili

una produzione Teatro Puccini - Comune di Firenze

La cronaca di quei giorni: incalzante, ora dopo ora; di più: minuto dopo minuto.
Di come in ventiquattr'ore piovve l'acqua di 100 giorni, di come le dighe furono aperte, di come la città non fu avvertita.
Minuto dopo minuto: l'ultima notte senza sapere, un risveglio da incubo, e ottanta ore di follia, raccontate mischiando ricordi, testimonianze, lettere, i titoli di giornali che mai arrivarono in edicola, semplicemente perché le edicole, in strada, non c'erano più.
Giorni che sconvolsero l'Italia, da Venezia a Firenze.
E la tragedia di una città abbandonata, che ogni cent'anni finisce sott'acqua, senza che mai - dal Trecento a oggi - sia stato preso rimedio, né studiato un sistema d'allarme.
La storia di quattro metri d'acqua che sommersero ogni bellezza, che distrussero chiese e crocifissi, e centinaia di migliaia di libri.
La storia di una lorda riga nera, fatta di nafta e fango.
La storia di un popolo che seppe mettere da parte divisioni e polemiche e decise la resurrezioni civile e morale di una città che per quattro giorni restò in balia dell'acqua.
La storia di un mondo intero che - passati quei primi giorni - seppe offrirsi generosamente per salvare la città e l'arte, libro dopo libro: angeli, nel fango.

Scandito dal ritmo perenne dell'acqua e della pioggia, il poema prende corpo: in scena due uomini, una donna. Quattro musicisti. Immagini. Insieme raccontano e restituiscono il ricordo di giorni orribili e meravigliosi. Sì, perché incredibilmente e misteriosamente - nella mente di tutti - quei giorni restano insieme i giorni dell'umiliazione e della meraviglia, del furore e dell'entusiasmo, dell'indignazione e della solidarietà. Del lutto e della rinascita. Come al solito, tutto mischiato. La storia immensa di una catastrofe che poteva essere mille volte di più. Ma anche la storia di una catastrofe che, almeno in parte, poteva essere evitata.

Un lungo racconto che non poteva essere affidato a una voce sola, perché storia corale, che parla di vita e di bene comune, di oblio e di un'umanità intera. Che parla di una città, Firenze, dei suoi ponti, delle sue opere d'arte, delle sue biblioteche, delle sue persone.

 
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