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sabato 21 luglio 2018
francesco niccolini
E nonostante tutti gli sforzi creativi,
il passato poté essere tenuto a bada solo in maniera imperfetta.
[Rohinton Mistry, A Fine Balance]


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MARCO PAOLINI E SIMONE CRISTICCHI INSIEME

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SENZA VINCITORI NE' VINTI
Guera Granda 15-18


di Mario Rigoni Stern e Francesco Niccolini
con Marco Paolini e Simone Cristicchi
con Filippo Faes (pianoforte), Anna Serova (viola), Isaac De Martin (chitarra), Alaa Arsheed (violino)
e con il coro Valcavasia
musiche originali di Alessandro Grego

Monte Tomba, 28-29 luglio 2018, ore 21

per informazioni e prevendita clicca qui

drammaturgia e regia Francesco Niccolini
da un'idea di Loris de Martin e Alessandro Grego


«Oggi mi sembra che tutto questo è stato semplicemente l'impossibile che accade, una guerra smisurata dove milioni di uomini senza nome, senza voce, senza diritti furono trasformati in carne da macello, costretti a una morte priva di dignità, senza alcuna forma di riservatezza e compianto. Priva di senso, lutto e sacralità. Le immagini dell'olocausto che da lì a poco un'altra follia criminale avrebbe generato, l'ammasso informe di cadaveri prodotti dal nazismo, la riduzione radicale degli uomini a cosa, e dei vivi a poltiglia, hanno nelle trincee della prima guerra mondiale un precedente ineliminabile.»
[dal testo dello spettacolo]


È raccapricciante quello che accadde in Europa tra il 1914 e il 1918: l'invenzione di una “guerra mondiale”, il conflitto dove le armi di sterminio di massa trasformarono numeri usi ed effetti delle vecchie guerre nel primo degli incubi e delle stragi che il Novecento ha saputo generare, perversa applicazione di nuove tecnologie e cinismo militare e industriale. Quasi tre milioni di tedeschi e austriaci, quasi due milioni di russi, un milione e mezzo di francesi, un milione di inglesi, seicentocinquantamila italiani.
Quei seicentocinquantamila ragazzi italiani, per la maggior parte di età compresa tra i 18 e i 20 anni, provenienti da tutte le regioni d'Italia, spesso in difficoltà con l'uso di una lingua comune che non conoscevano, morirono lungo un fronte di ottocento chilometri, che dal Trentino andava fino all'Isonzo.
Fu una carneficina che tuttora è di difficile spiegazione, in un contraddittorio guazzabuglio di errori, sottovalutazioni, interessi privati e personali, profitti industriali e carriere militari, che fecero di questi milioni di soldati d'ogni provenienza una tragica e indistinta montagna di carne da macello.
 
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