di Francesco Niccolini
regia Rita Maffei
con Roberta Biagiarelli, Paolo Fagiolo e Adriana Vasques
una produzione CSS Teatro Stabile di innovazione - Un Ponte per...
Canto per Falluja nasce dalla tenace volontà di Simona Torretta che, con l’associazione Un ponte per...,
dopo la drammatica esperienza del suo sequestro a Baghdad, continua a
lavorare per aiutare gli iracheni profughi ad Amman, in Giordania.
Proprio
tra quel milione e duecentomila profughi Simona ha voluto accompagnare
Francesco Niccolini e Roberta Biagiarelli alla ricerca delle storie,
delle parole, dei volti e delle emozioni di chi ha vissuto sulla
propria pelle i terribili momenti dell’assedio e dell’occupazione della
città di Falluja, tragicamente nota anche per essere stata colpita
dalle bombe al fosforo.
Dopo un lungo e attento lavoro di
ricerca Francesco Niccolini ha composto un testo che si stacca da
un’opera di denuncia civile, per raccontare la vicenda di Falluja
attraverso il disgraziato incontro tra un marine statunitense e una
donna irachena, personaggi di una tragedia contemporanea in cui
riecheggiano il mito e la poesia.
La vicenda è ambientata in una casa di Falluja, a 50 km a ovest di Baghdad, nell’arco di una notte del 2005.
Sono
avvenimenti così vicini a noi, nel tempo e nello spazio, che ci sembra
difficile riuscire ad avere la lucidità e la distanza per poterli
raccontare.
Ma questo racconto, sfuggendo il rischio della mera
denuncia giornalistica, ha due facce, come due sono i personaggi, come
due sono le parti del mondo che qui si incontrano, nei diversi punti di
vista su di un’unica tragedia, mentre, accanto ai fatti, prendono posto
le emozioni, la poesia.
Le contraddizioni a cui assistiamo non
trovano risposta, se non nella cecità dei suoi protagonisti, quelli in
scena e quelli che hanno portato a questo ennesimo massacro.
Proprio
nei giorni in cui Francesco e Simona mi coinvolgevano in questo
progetto, ero in Iran, dove stavo mettendo in scena, con Gigi
Dall’Aglio e attori iraniani, Cecità di Josè Saramago.
Lavorando a Canto per Falluja mi
torna spesso in mente il paradosso di Saramago quando racconta di un
mondo di ciechi, del nostro mondo contemporaneo, occidente od oriente
che sia, e mi tornano in mente i volti dei tanti profughi iracheni che
ho incontrato all’ufficio visti di Teheran, distrutti e sorridenti
nella speranza di trovare scampo in quella terra.
La donna
irachena con la benda sugli occhi e il marine statunitense del testo di
Niccolini ci danno l’occasione per ascoltare una storia che fa
rabbrividire, nel corso di una lunga notte surreale, in cui le nostre
paure e le nostre speranze si scontrano in un destino tragico, in un
dialogo impossibile.
Rita Maffei
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